Lo sguardo sull�origine e sul proliferare della bioetica ha lasciato scorgere l�esistenza di tensioni e di contrapposizioni in seno a questa disciplina. Le divergenze, in effetti, sono innegabili: alle diversit� nell�intendere l�identit� e l�ambito della bioetica se ne aggiungono altre, che chiamano in causa i variegati e talora antitetici orizzonti teorici su cui si muovono i cultori di tale disciplina.
Per rendere meno astratto il nostro discorso, �
opportuno segnalare alcune delle tensioni che attraversano la bioetica.
Indubbio � stato l�apporto fornito dalla teologia morale alla riflessione bioetica nella sua fase pionieristica: la collaborazione e l�interscambio tra teologi e addetti alla bioetica ha contribuito a elaborare il linguaggio specifico di tale disciplina e a determinarne inizialmente il corso.
Col passare del tempo, si assiste a un movimento di progressiva marginalizzazione della teologia morale rispetto al dibattito bioetico, sempre pi� orientato a partire dal presupposto della non-universale condivisibilit� (se non addirittura dell�insignificanza) delle premesse di ordine teologico: la bioetica, in altri termini, viene pensata sempre pi� come disciplina �secolare�, sganciata da qualsiasi riferimento a principi teologici.
Fino alla met� degli anni �80 lo schema generale dominante nella riflessione bioetica nordamericana � stato quello dell�applicazione a casi particolari di un certo numero di principi etici ritenuti fondamentali: si tratta dei principi di �rispetto per l�autonomia�, di �beneficialit��, di �non-maleficenza� e di �giustizia�, allignanti sul terreno dell�utilitarismo e del neo-kantismo. Secondo i fautori di tale orientamento, l�articolazione di questi principi dovrebbe costituire uno schema di teoria etica per l�identificazione, l�analisi e la soluzione dei casi concreti.
Le voci di dissenso nei confronti della teoria dei principi sono andate aumentando a partire dalla fine degli anni �80: la critica pi� consistente rivolta alla bioetica �dei principi� � stata quella di mancare di una sufficiente consistenza teorica; ma ne � stata denunciata anche l�astrattezza, con correlativa esclusione di gran parte dell�esperienza morale dei soggetti coinvolti.
Ai limiti della bioetica "dei principi"cercano di ovviare le bioetiche basate sui paradigmi dell��esperienza� e delle �virt��, spostando l�attenzione dall�astrattezza dei principi alla esperienza particolare dei soggetti morali coinvolti, alla struttura motivazionale e alle disposizioni delle persone che agiscono e che nell�atto manifestano e potenziano le loro qualit� morali.
Vasta risonanza internazionale ha avuto il provocante approccio alla bioetica di Hugo T. Engelhardt.
Ispirato a una metodologia del tipo della bioetica �dei principi�, questo studioso ha sviluppato la sua riflessione a partire da un insieme di considerazioni storico-teoretiche incentrate sul crollo dei riferimenti etici comuni. In tale contesto, la bioetica viene concepita come il luogo di una �negoziazione pacifica� per la risoluzione delle controversie fra agenti morali tra loro estranei; il rispetto dell�autono�mia dei soggetti morali costituisce la �grammatica minima� di tale negoziazione.
La preminenza riconosciuta all�autonomia del soggetto (autonomia che, di fatto, finisce per esaurire l�intero orizzonte della moralit�) approda a una relazione medico-paziente improntata alla contrattazione: null�altro vincola i medici ai loro pazienti se non i loro accordi reciproci.
Le reazioni a questa impostazione riduttiva della relazione terapeutica non sono affatto mancate. In genere, tali reazioni si configurano come una schiacciante critica e un rifiuto dell�arido e astratto individualismo libertario propugnato da Engelhardt. Quanto al rapporto medico-paziente, questo viene ripensato vuoi in termini di recupero del principio di beneficialit�, vuoi nello sviluppo di un��etica della cura�, riprendendo prospettive care alla riflessione morale femminista (cf W. Reich, E.D. Pellegrino; D.C. Thomasma).
In ambito italiano la bioetica presenta una polarizzazione (non esente da forzature) che vede la contrapposizione tra �laici� e �cattolici�. Delineare in modo conciso e adeguato questi due poli della bioetica italiana � impresa praticamente impossibile; nondimeno, arrischiamo un tentativo di caratterizzazione.
Tra i tratti qualificanti la bioetica �laica� segnaliamo i seguenti:
la pretesa di procedere in modo rigorosamente razionale nell�affrontare le questioni bioetiche e il rifiuto di impostazioni derivanti da visioni religiose (proprio nel ragionare al di fuori dell�ipotesi di Dio viene inteso lo specifico della �laicit��);
un approccio alla bioetica in taluni improntato al �non cognitivismo etico� (i valori morali non sarebbero conoscibili, l�etica sarebbe �senza verit��);
il rifiuto del riferimento all�idea di �natura�, inconciliabile con l�evoluzione dell�uomo e delle regole morali;
il riconoscimento della totale autonomia del giudizio del soggetto adulto nelle scelte riguardanti la vita privata;
l�impegno in una ricerca senza fine di regole etiche sempre pi� adeguate all�affinamento delle conoscenze e dello sviluppo delle tecnologie.
Sull�altro fronte - quello cattolico - sono da porre in rilievo principalmente le seguenti note
la ferma rivendicazione del carattere razionale e universalmente difendibile della bioetica elaborata dai cattolici, senza nulla concedere al relativismo;
la persona umana (nella sua unit� psico-somatica) quale fondamentale criterio di discernimento tra ci� che � tecnicamente possibile e ci� che � moralmente lecito.
Le esemplificazioni test� fornite - pur nella loro sommariet� � sono pi� che sufficienti per dare un�idea del variegato mondo della bioetica. Bisogna riconoscere che non sono affatto a corto di ragioni quanti parlano di �politeismo delle bioetiche�.
Bibliografia
Beauchamp T.L. - Childress J.F., Principles of Biomedical Ethics, Oxford University Press, New York-Oxford 41994.
Beauchamp T.L., Principles and �Principlism�, in Sgreccia E. et al. (edd.), Le radici della bioetica, Atti del Congresso Internazionale. Roma, 15-17 febbraio 1997, v. I, Vita e Pensiero, Milano 1998, pp. 47-59.
Lorenzetti L. (ed.), Teologia e bioetica laica. Dialogo convergenze divergenze, Atti del convegno tenuto a Trento l'8-9 maggio 1991 (Pubblicazioni dell'Istituto di Scienze Religiose in Trento 18), EDB, Bologna 1994.
Palazzani L., Bioetica dei principi e bioetica delle virt�: il dibattito attuale negli Stati Uniti, Medicina e morale 42 (1992) 59-85.
Palazzani L., Bio-etiche: teorie filosofiche a confronto, in Dalla Torre G. - Palazzani L. (edd.), La Bioetica. Profili culturali, sociali, politici e giuridici (Quaderni della Libera Universit� �Maria SS. Assunta� 12), Edizioni Studium, Roma 1997, pp. 29-59.
Pellegrino E.D. - Thomasma D.C., Per il bene del paziente. Tradizione e innovazione nell'etica medica, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo 1992.
Reich W.T., Alle origini dell'etica medica: mito del contratto o mito della cura?, in Cattorini P. - Mordacci R. - Reichlin M. (edd.), Introduzione allo studio della bioetica, Europa Scienze Umane Editrice, Milano 1996, pp. 231-254.
Scarpelli U., Bioetica laica, A cura di M. Mori (I saggi 112), Baldini&Castoldi, Milano 1998.
Shelp E.E. (ed.), Teologia e bioetica. Fondamenti e problemi di frontiera (Etica teologica oggi 11), EDB, Bologna 1989.